Ho conosciuto l’arrampicata in uno dei campeggi estivi organizzati dall’instancabile gruppo dell’oratorio, nei quali si passava gran parte delle giornate a camminare e sudare senza limite su meravigliosi sentieri piemontesi, valdostani, trentini.

Io e Gord eravamo cosi’ incontrollabili che i responsabili pur di farci stare buoni ci concedevano il lusso di scappatelle extra, tra cui escursioni con i grandi del gruppo a quota tremila, fino a concederci delle indipendenti camminate pomeridiane nel paesiello di turno.

In una di queste concessioni capitiamo in una falesia dove stava arrampicando, lo ricordo ancora, Francesca, una ragazza aspirante guida alpina che con estrema e fatale gentilezza (eh ci credo, non riesco ad immaginare che sguardo estasiato potevamo avere…) ci ha fatto fare un paio di giri su un quinto grado.

Un paio di giri bastarono.

Quell’estate tornai a casa completamente invasato.

Da allora, non ho mai smesso.