La bicicletta merita senz’altro un posto nel mio mondo. Questo adorabile velocipede ha sostituito il motorino o la moto che non ho mai avuto, peraltro senza rimpianto, e nel corso degli anni ne ho esplorato le diverse nature, da quella stradale, a quella piu’ movimentata su sentiero, per finire con la pazzia del down hill.

Per la maggior parte del tempo pero’, le due ruote hanno consumato la loro gomma sopra sentieri e radici.

bike_small La mountain bike e’ infatti la forma che preferisco, e ho passato anni a vagare per il parco delle Groane, a pochi km da casa, con l’inseparabile Gord, alla ricerca di avventure che erano per lo piu’ nella nostra mente. Un giorno decisi di creare una mappatura dei sentieri che solitamente percorrevamo, ma poi non ho mai realizzato quest’idea, anche se ritrovo e alimento questa voglia cartografica nella mappatura delle zone boulder che frequento.

strada_smallLa bici da corsa ha attraversato come un “fleeting glimpse” pinkfloydiano il mio panorama sportivo, ma ne sono legato principalmente per il ricordo che mi riporta a mio nonno Giuseppe, un grande appassionato delle due ruote. A lui ho dedicato le logoranti salite tra cui la piu’ impegnativa, lo Stelvio, usando con onore e reverenza la sua stessa bici, qualche anno dopo la sua dipartita. Ai tempi scrissi un articolo molto sentito su un blog che, ahime, e’ andato perduto.

dh_smallIl down hill e’ stata l’ultima follia delle due ruote. Il down hill e’ la parte esasperata di un percorso in montagna, senza la componente logorante della salita. Down hill e’ il bouldering della bicicletta, e’ la ricerca dell’intensita’, cose’ come il sassismo lo e’ per l’arrampicata. I mesi di down hill con Claudio non hanno riportato grandi traumi, se non una tenosinovite che voleva intimidire la mia azione arrampicatoria, e forse per questo non mi sono piu’ gettato da erte e frastagliate colline nella ricerca di adrenalina.